In Azerbaigian verrà costruita una nuova raffineria di petrolio. La notizia è stata annunciata dal ministro dell’Economia Mikayil Jabbarov in un’intervista ai media statali.
Il ministro ha riferito che qualche tempo fa è stata approvata la decisione di costruire un nuovo impianto di raffinazione, destinato probabilmente a diventare uno dei maggiori progetti di investimento degli ultimi anni nel Paese. La costruzione richiederà circa 5-6 anni e, una volta completata, l’Azerbaigian disporrà di una raffineria completamente moderna sotto ogni aspetto. L’impianto produrrà non solo carburanti liquidi, ma anche prodotti petrolchimici di nuova generazione. Attualmente SOCAR, con il coordinamento della commissione governativa competente e il sostegno dello Stato, ha già avviato la realizzazione del progetto.
Non è stato ancora precisato dove sorgerà la nuova raffineria. In passato si era parlato di Sangachal, mentre successivamente è stato menzionato Sumgait.
Va ricordato che il Piano Generale di sviluppo di Baku fino al 2040 prevede il trasferimento fuori dalla capitale di impianti petrolchimici ad alto impatto ambientale che occupano complessivamente circa 510 ettari.
La questione dell’allontanamento delle attività di raffinazione dal centro della capitale viene discussa da molti anni. Già nel 2008 erano iniziati i colloqui sul trasferimento delle raffinerie Azneftyag e Heydar Aliyev fuori da Baku e sulla creazione di un nuovo complesso integrato di raffinazione del petrolio, trattamento del gas e petrolchimica. L’attività di Azneftyag è stata cessata nel 2015 dopo la sua integrazione nella raffineria Heydar Aliyev.
Nel 2015, a seguito di una gara internazionale, la gestione del progetto per il nuovo complesso petrolifero e petrolchimico fu affidata alla società americana Fluor Limited. Tuttavia, poco dopo il progetto venne sospeso a causa del crollo dei prezzi del petrolio.
In quel contesto si decise di rinviare il trasferimento della raffineria e di procedere invece alla modernizzazione dell’attuale raffineria Heydar Aliyev. I lavori avrebbero dovuto concludersi nel 2019, ma i termini sono stati più volte rinviati. Il completamento totale della ricostruzione è previsto entro il 2027. Nel 2025 è iniziato lo smantellamento delle unità ormai fuori servizio.
Attualmente il processo di modernizzazione continua. Lo scorso anno il bilancio statale ha destinato 461,5 milioni di manat a questo scopo.
La notizia della costruzione di una nuova raffineria ha suscitato grande interesse. È ormai chiaro che non si parla di trasferire la raffinazione fuori dalla capitale. Dopo la modernizzazione, la raffineria Heydar Aliyev rispetterà i più elevati standard tecnologici, ambientali e produttivi, eliminando la necessità di spostare questo storico impianto fuori dai confini di Baku.
Molti si sono chiesti perché l’Azerbaigian abbia bisogno di una seconda raffineria se le riserve petrolifere stanno diminuendo.
Il ministro Jabbarov ha già risposto a questa domanda. Ha riconosciuto che il picco della produzione petrolifera è stato raggiunto nel 2010 con 51 milioni di tonnellate, mentre lo scorso anno la produzione si è attestata a 27,7 milioni di tonnellate. Tuttavia, il Paese dispone ancora di importanti risorse di petrolio e gas.
Sono previsti nuovi progetti e verrà garantita la continuità delle attività esistenti. Proseguono i lavori per l’avvio della produzione di gas profondo dal giacimento Azeri-Chirag-Gunashli, per lo sviluppo su larga scala del giacimento Absheron, per l’avvio della produzione nei giacimenti Babek e Karabakh, per la seconda fase del progetto Umid e per lo sfruttamento delle risorse di Bahar e Gum-Deniz.
Secondo Ilham Shaban, direttore del Centro di Studi Petroliferi dell’Azerbaigian, nei prossimi cinque anni la produzione media giornaliera di petrolio e condensato dovrebbe attestarsi intorno ai 500 mila barili, pari a circa 25 milioni di tonnellate annue. Anche tra vent’anni il Paese potrà produrre almeno 10 milioni di tonnellate di idrocarburi liquidi.
L’esperto sottolinea inoltre che possedere una raffineria resta importante anche in assenza di produzione petrolifera nazionale. Esistono Paesi che acquistano prodotti raffinati e altri che li producono autonomamente, soddisfacendo il proprio fabbisogno, esportando ai vicini e ottenendo profitti.
Shaban cita l’esempio della Turchia, che dispone di diverse raffinerie pur avendo riserve limitate, e della Francia, tra i primi cinque Paesi al mondo per capacità di raffinazione nonostante la scarsa produzione interna di petrolio.
Numerosi Stati privi di significative risorse petrolifere possiedono infatti grandi impianti di raffinazione che lavorano greggio importato. Queste strutture contribuiscono alla sicurezza energetica, proteggono dalle oscillazioni dei prezzi dei carburanti e generano elevati ricavi.
Singapore rappresenta uno dei principali hub mondiali della raffinazione, con una capacità superiore a 1,5 milioni di barili al giorno. Le raffinerie di ExxonMobil e Shell lavorano petrolio importato dal Medio Oriente, pur in assenza di produzione nazionale. Anche il Pakistan gestisce diversi grandi impianti che trattano greggio importato via mare.
La Turchia dispone di un importante settore della raffinazione guidato da Tüpraş, proprietaria di quattro raffinerie. In Francia operano cinque grandi raffinerie controllate da gruppi come TotalEnergies, ExxonMobil e Petroineos. Perfino la Svizzera dispone della raffineria di Cressier, che rifornisce l’Europa centrale utilizzando greggio trasportato tramite oleodotti dai Paesi vicini.
Nel febbraio 2026 il conglomerato industriale statunitense Honeywell International e la società Black Sea Petroleum hanno firmato un accordo per la costruzione di una raffineria a Kulevi, sulla costa georgiana del Mar Nero. L’impianto produrrà carburante per l’aviazione, benzina, diesel e combustibile marino conformi agli standard internazionali.
Per l’Azerbaigian, storico produttore di petrolio e gas, la creazione di moderne strutture di raffinazione appare una scelta naturale.
Da tempo il Paese necessita di sviluppare produzioni petrolchimiche avanzate ed esportare non solo materie prime, ma anche prodotti ad alto valore aggiunto. Ciò assume un’importanza ancora maggiore alla luce dei progetti di transito di petrolio e gas provenienti dai Paesi dell’Asia Centrale.
Anche in uno scenario di diminuzione della produzione nazionale, l’Azerbaigian può sviluppare un nuovo ruolo strategico come centro regionale della raffinazione. La costruzione della nuova raffineria, insieme al completamento della modernizzazione dell’impianto Heydar Aliyev, aprirà nuove opportunità per le esportazioni energetiche del Paese.